
La Guida Ristoranti è stata curata da: Federico Umberto D'Amato (Federico Godio) (1979-1995), Comitato di coordinamento: Luigi Cremona, Gianfranco Damiani, Gigi De Santis, Giusto Piolatto, Paolo Scotto, Enzo Vizzari (1996), Edoardo Raspelli (1997-2001), Enzo Vizzari (2002-2022), Andrea Grignaffini (dal 2024), Luca Gardini (dal 2026).

La 1° Edizione della Guida d'Italia de L'Espresso (Curatore: Federico Umberto d'Amato)
Federico Umberto D’Amato (4 giugno 1919 - 1º luglio 1996), gastronomo, sotto lo pseudonimo Federico Godio diresse una rubrica di cucina per L'Espresso e fu l'ideatore della Guida dei ristoranti del Gruppo Editoriale L'Espresso. E' stato un funzionario italiano, dirigente generale di pubblica sicurezza, direttore dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'interno dal 1971 al 1974. L'11 febbraio 2020 la procura generale di Bologna, nella chiusura delle indagini, lo ha indicato come uno dei 4 mandanti, organizzatori o finanziatori della strage alla stazione di Bologna del 1980 insieme a Licio Gelli, Umberto Ortolani e Mario Tedeschi, direttore del settimanale Il Borghese.

“…in altri paesi… si afferma una ‘nuova cucina’ adatta ai nostri tempi e alla nostra civiltà. Noi, che si chiami cucina nuova, o più semplicemente diversa o buona, vogliamo batterci per l’invenzione, la purezza, la freschezza, la leggerezza, l’igiene… contro le salse pesanti e indigeste, le presentazioni ingannatrici, i cibi precotti e stracotti, la routine livellante, la mancanza di fantasia… “, così nel dicembre del 1978 Federico Umberto d’Amato - che con Carlo Caracciolo, Lio Rubini e Giorgio Lindo ne ha messo a punto il progetto - presenta la prima edizione della Guida d’Italia. Alla fine degli anni ’70, quando la Guida nasce, la critica gastronomica in Italia è pressoché inesistente, vive quasi esclusivamente delle illuminazioni e delle provocazioni di Luigi Veronelli. La Michelin italiana esiste da oltre vent’anni ma è “muta”, parla e ancora per oltre trent’anni parlerà soltanto attraverso i simboli. La comparsa di questa nostra Guida, la prima di respiro nazionale con testi che raccontano i locali oltre a esprimere giudizi e voti, segna una svolta. La formula è nuova, Federico Umberto d’Amato l’ha mutuata dall’innovativa Gault & Millau francese. E la pubblicazione arriva nel momento opportuno, coincide con l’avvio della nuova era che vedrà la radicale trasformazione della cucina italiana e dei ristoranti che la esprimono in una realtà ricca e complessa che oggi non ha pari al mondo per ricchezza, varietà e qualità. La Guida che viene presentata alla fine del 1978 fotografa questi momenti: irrompe sulla scena gastronomica Gualtiero Marchesi che importa e traduce in italiano la rivoluzione della “nouvelle cuisine” francese, e per la prima volta a un grande cuoco italiano viene riconosciuta un’indiscussa statura internazionale. Al vertice della Guida, accanto a Marchesi, figurano il nuovo e coraggioso San Domenico creato da Gianluigi Morini e Valentino Marcattilii, la Locanda dell’Angelo di Angelo Paracucchi e i due soli veri ”grandi” dell’epoca pre-Marchesi, Cantarelli di Samboseto e Guido di Costigliole. Un gradino sotto, un’eterogenea compagnia che già allora annovera Vittorio dei Cerea a Bergamo, i due Toulà di Alfredo Beltrame a Cortina e a Treviso, i 12 Apostoli di Verona, il Charleston di Palermo, l’Harry’s Bar di Venezia, il Sole di Franco Colombani a Maleo. E’ iniziata l’”era Marchesi”, il cui ristorante (prima a Milano, poi a Erbusco) per una quindicina d’anni presidierà i vertici della Guida, dove presto si aggiungono - e sono del tutto “nuovi”, senza storia - l’Antica Osteria del Ponte di Ezio e Renata Santin e l’Enoteca di Giorgio Pinchiorri e Annie Féolde. Da: "1979-2018 - 40 anni della Guida" (La Repubblica, 17 settembre 2018)

CINQUANT'ANNI DE L'ESPRESSO (dal 1979 ad oggi)
I Ristoranti d'Italia de L'Espresso (dal 1979 ad oggi) Tutti i Ristoranti "Tre, Quattro, Cinque Cappelli" e tutti gli Chef che li hanno ottenuti

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