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L'Espresso 2024


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La Guida Ristoranti è stata curata da:
Federico Umberto D'Amato (Federico Godio) (1979-1995),
Comitato di coordinamento: Luigi CremonaGianfranco Damiani,
Gigi De Santis
Giusto PiolattoPaolo ScottoEnzo Vizzari (1996),
Edoardo Raspelli (1997-2001),
Enzo Vizzari (2002-2022)
Andrea Grignaffini (dal 2024)



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La 1° Edizione della Guida d'Italia de L'Espresso
(Curatore: Federico Umberto d'Amato)

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     “…in altri paesi… si afferma una ‘nuova cucina’ adatta ai nostri tempi e alla nostra civiltà. Noi, che si chiami cucina nuova, o più semplicemente diversa o buona, vogliamo batterci per l’invenzione, la purezza, la freschezza, la leggerezza, l’igiene… contro le salse pesanti e indigeste, le presentazioni ingannatrici, i cibi precotti e stracotti, la routine livellante, la mancanza di fantasia… “, così nel dicembre del 1978 Federico Umberto d’Amato - che con Carlo Caracciolo, Lio Rubini e Giorgio Lindo ne ha messo a punto il progetto - presenta la prima edizione della Guida d’Italia.
     Alla fine degli anni ’70, quando la Guida nasce, la critica gastronomica in Italia è pressoché inesistente, vive quasi esclusivamente delle illuminazioni e delle provocazioni di Luigi Veronelli. La Michelin italiana esiste da oltre vent’anni ma è “muta”, parla e ancora per oltre trent’anni parlerà soltanto attraverso i simboli. La comparsa di questa nostra Guida, la prima di respiro nazionale con testi che raccontano i locali oltre a esprimere giudizi e voti, segna una svolta. La formula è nuova, Federico Umberto d’Amato l’ha mutuata dall’innovativa Gault & Millau francese. E la pubblicazione arriva nel momento opportuno, coincide con l’avvio della nuova era che vedrà la radicale trasformazione della cucina italiana e dei ristoranti che la esprimono in una realtà ricca e complessa che oggi non ha pari al mondo per ricchezza, varietà e qualità.
     La Guida che viene presentata alla fine del 1978 fotografa questi momenti: irrompe sulla scena gastronomica Gualtiero Marchesi che importa e traduce in italiano la rivoluzione della “nouvelle cuisine” francese, e per la prima volta a un grande cuoco italiano viene riconosciuta un’indiscussa statura internazionale. Al vertice della Guida, accanto a Marchesi, figurano il nuovo e coraggioso San Domenico creato da Gianluigi Morini e Valentino Marcattilii, la Locanda dell’Angelo di Angelo Paracucchi e i due soli veri ”grandi” dell’epoca pre-Marchesi, Cantarelli di Samboseto e Guido di Costigliole.
     Un gradino sotto, un’eterogenea compagnia che già allora annovera Vittorio dei Cerea a Bergamo, i due Toulà di Alfredo Beltrame a Cortina e a Treviso, i 12 Apostoli di Verona, il Charleston di Palermo, l’Harry’s Bar di Venezia, il Sole di Franco Colombani a Maleo. E’ iniziata l’”era Marchesi”, il cui ristorante (prima a Milano, poi a Erbusco) per una quindicina d’anni presidierà i vertici della Guida, dove presto si aggiungono - e sono del tutto “nuovi”, senza storia - l’Antica Osteria del Ponte di Ezio e Renata Santin e l’Enoteca di Giorgio Pinchiorri e Annie Féolde.
     Da: "1979-2018  - 40 anni della Guida" (La Repubblica, 17 settembre 2018)


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